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Inaspettata piacevolezza

21 novembre 2011 1 commento

Song: Travis – Sing ( Esegui )

Iniziamo col dire che non è un’altra storia lussuriosa.

E’ da lassù che son sicuro a trovare l’ispirazione. E’ da tanto che la osservavo  da quel tetto. E’ da tanto che trascorrevo interi pomeriggi in questo modo.

La mia chitarra ha accompagnato il suo lavoro ed il suo profumo ha ispirato la mia mente incantandola. Ogni pomeriggio alle quattro in punto ero li, in pieno stile stalker. Mi appoggiavo al parapetto, liberavo la mente concentrandomi soltanto su di lei e suonavo.

Impaziente, aspettavo che uscisse di casa. Un giorno come tanti, trench color panna, gonna a tubicino, parigine a righe colorate e decoltè intonate alla borsa. Non poteva esser più sexy di così. Capelli ricci, sciolti al vento e due occhi castani immensi quanto Central Park dinanzi al palazzo. Vicini di casa eppure lontani anni luce in questa vita, in questa dimensione. Le nostre strade spesso facevano capolinea nei nostri sguardi ma la mia voglia di parlarle e le mie parole si smorzavano in gola come in una stretta. I pensieri, sempre più confusi, lasciavano spazio all’immaginazione surreale del momento. Abitavo da tre anni in quel palazzo e lei entrò nei miei pensieri fin dal primo istante.

Cecilia è il suo nome. Uno spettacolo di bellezza, solarità e magnificenza. Nel momento in cui la vidi la prima volta il mio baricentro si spostò. La gravità non era data più dalla terra, ma da lei. Qualsiasi cosa mi attirava verso di lei. E non c’era modo di evitarlo. Era in ogni cosa. Nel volto di ogni persona, nella vetrina di tutti i negozi. In tre anni ci siamo salutati qualche volta, le presentazioni del primo giorno e poi niente più come se ci fosse stato un muro di plexiglas a dividerci.

Una sera tornando dalle prove con il gruppo mi servii dell’ascensore per arrivare all’appartamento. Era più tardi del solito, intorno alle undici e mezza. Ero di cattivo umore per colpa di un idiota che mi aveva tamponato al semaforo. Era un ragazzo che tornava da una cena e qualche bicchiere di troppo probabilmente gli aveva annebbiato la vista. Abbiamo perso più di un’ora per mettere tutto a posto.

Quella sera entrai con un’altra persona a seguito. Ancor prima di voltarmi capii che era lei. Il profumo targato Dior erano un timbro. Mi girai, la vidi e la scrutai interamente per un istante. La consuetudine di indossare le parigine faceva parte del suo essere. Abitavamo entrambi all’ottavo piano.

Si chiusero le porte. << Ottavo giusto? >> Le dissi. << Si, giusto… >>, con il sorriso mozzato. Avrà avuto una pessima giornata anche lei.

L’ascensore inziò a salire. Primo priano, secondo, terzo, quarto, quinto… Tra il quinto ed il sesto si sentii una specie di tonfo e un rumore cupo. l’ascensore si bloccò e le luci si spensero…

<< Nuovamente >> disse Cecilia. Lo disse come se non fosse stata la prima volta. Lassù qualcuno ha letto i miei pensieri ed ha ritenuto importante darmi una mano.

<< A volte capita. Spero non sia andata via la corrente in tutto il palazzo >> le risposi.

Prendemmo i cellulari, nessuno di entrambi aveva copertura.

Quasi infastidita << Questi ascensori! Non riescono a risolvere nemmeno il problema della rete >>.

<< Noto che non è la prima volta >>

<< No, anche la settimana scorsa. Ma i soccorsi vennero subito >>

<< Potremmo aver fortuna anche stasera >>

<< Non credo, è tardi e a quest’ora solitamente non passa nessuno >>

Pigiammo il campanello di soccorso aspettando che qualcuno si accorga della luce esterna e lo chiami.

Ci accasciammo nella piccola cabina. Seduti.

Nel buio dell’ascensore accendemmo i cellulari per portar un po’ di luce.

Rimasi sbigottito quando mi rivolse la parola dicendo << Tu sei Giò, il mio vicino – Sai, ho sentito qualche vostro brano on-line. Mi piace la vostra musica >>.

<< Benedetto l’inventore di Myspace >> pensai. Stupito dal fatto che ci conoscesse la ringraziai ed inizia a farle una serie di domande su quali fossero le sue preferenze in ambito musicale.

Mi disse sorridendo che ogni tanto mentre lavorava nella sua cameretta apriva la finestra per sentir un chitarrista che suonava sul tetto. Sapeva che ero io e mi chiese come mai andavo a suonar la sopra. La risposi dicendo che quel posto  era l’unico dove mi sentivo libero di esprimermi. E poi imbarazzato le dissi che speravo che lei ascoltasse. Le piaceva la canzone “We all go back to where we belong“.

Mi chiese il motivo per il quale volevo che lei ascoltasse. Le dissi che era una vita che cercavo di parlarle e l’unico modo che conoscevo per avvicinarmi era la musica.

<< E ci sei riuscito! >> disse lei.

Ed io meravigliato << In che senso ci son riuscito? >>

<< Sei riuscito a farti notare ma non ti sei mai fatto avanti >> e poi continuò << Hai la tua chitarra con te, perchè non mi fai sentir qualcosa? >>

<< Volentieri >> E così sfoderai la chitarra ed inizia ad intonare qualcosa…

Le piacque perdersi nelle note e in quelle parole.

<< Hai dato un tocco di gioia alla mia giornata Giò >> mi disse con un sorriso stupendo sul volto.

All’improvviso tornò la luce e l’ascensore riprese a salire. Ottavio piano…

Uscimmo. I nostri appartamenti erano uno frontistante l’altro. Stavamo andando nuovamente per le nostre strade e da lontano già sentivo quel muro di plexiglas rialzarsi quando successe una cosa strana. Lei si girò e mi disse << Perché la prossima volta invece di suonare sul tetto non suoni da me? >>

<< Certo, volentieri. A presto allora, grazie per la chiacchierata… Notte… >>

<< Notte allora… >> rispose.

Mi sorrise e rientrò nel suo appartamento.

Mi fermai con le spalle sul muro del corridoio e, guardando all’insù, restai a pensare a ciò che era accaduto quella sera in quell’ascensore nutrendo un’inaspettata piacevolezza. A cosa sarebbe, o meglio non sarebbe accaduto se quel ragazzo non mi avesse tamponato, se l’ascensore non si fosse fermato all’improvviso o se lei fosse arrivata solamente cinque secondi più tardi. A volte non tutti i mali vengono per nuocere.

Già non vedevo l’ora di star da lei domani.

Ma questa è un’altra storia…

RudiExperience

Mostra Fotografica – Photo Contest

15 settembre 2011 Lascia un commento

Che c’è altro da dire? Vi Aspettiamo…

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TribunaInRete

RudiExperience

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27 volte idiota!

30 luglio 2011 3 commenti

Questo post è stato scritto per farvi annoiare a morte stasera. Prima di andare in ferie vi lascio con un bel ricordo, così è sicuro che non vi dimenticate di me. Credo che apparirò spesso nei vostri incubi.

Ho girato un video, scandaloso, in cui ho inserito un pò di cazzate. Perchè ogni tanto anche sul blog è doveroso andare in OT.

Per la “gioia” dei vostri occhi e delle vostre “orecchie” eccovi il video in cui cazzeggio aspettando il compleanno di domani.

RudiExperience

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Gossip

Oggi è Domenica. Scoperta dell’acqua calda! No, ovviamente. Ma non sembra festa. Credo per colpa dei quattro giorni precedenti in cui ho oziato. Festività del 2 giugno, aggiunta al ponte e ai successivi due giorni di festa (sabato e domenica). Non ricordavo un periodo in cui ho oziato così tanto. Il rammarico più grande è quello di non aver sfruttato questi giorni per qualche viaggetto dei miei. Non avevo proprio pensato al ponte, porca pupazzola incallita!

Sveglia alle otto. La prima cosa che ho fatto è stata accendere il pc ed iniziare bene la giornata perdendo tempo, un giro su facebook, il blog, la posta, le testate giornalistiche che non trattano il referendum, il calcio mercato del Napoli e i Vlog a cui sono iscritto. Ed infine film. Mi son gettato in tavernetta e munito di divano, copriletto, proiettore e il mio beneamato schermo iper-gigante mi sono sparato endovena due film (Faster e Limitless). Il secondo già visto al cinema, ve ne ho parlato in un pò di post fa. Il primo, con  Dwayne Johnson (The Rock), mi stava facendo passare la voglia di vivere, in senso lato ovviamente. Un film che ha una trama centrale niente male. Tratta di questo bisonte che, dopo dieci anni di carcere, non vede l’ora di uscire per vendicare la morte del fratello e la sua. Si si, avete letto bene, la sua perchè dopo essere stato sparato in testa non si capisce come abbia fatto a sopravvivere. Bhò! I misteri dell’oltretomba. Dopo essere “tornato dall’inferno” inizia a vendicarsi di tutti quelli che li avevano incastrati. Nel mezzo del film c’è un assassino professionista tutto fighetto assoldato per terminare Johnson. Quello che non si riesce a capire è dove caspito prenda tutti quei soldi per avere uno chalet sul lago, un paio di ferrari, ed un armamentario che farebbe invidia ai russi se poi ammazza la gente per hobby incassando un fottutissimo dollaro. E come finisce secondo voi il film? Lui che ammazza tutti e con il suo bolide 16 cilindri sfreccia via per le vie di chissà quale città americana. Ma voi avete tutto il diritto di pensare che ci sia il colpo di scena. Eh si, il fulcro del film è dato dal fatto che un poliziotto era implicato nel loro omicidio; il brutto del film è che è stato fatto con i piedi perchè dopo circa 10 minuti si è capito come sarebbe finito, e cioè con la morte del poliziotto. Per dimenticare quest’ultimo film son sceso per fare una bella colazione a base di frutta. Poi un pò di gossip in chat con qualche amico, la pagina della discoteca di ieri per vedere se hanno postato le foto e di nuovo giù per il pranzo! Bucatini accoppiati con fagiolini del giardino, buoni. Effettivamente la mamma è sempre, in ogni famiglia, la migliore cuoca al mondo. Oggi pomeriggio non son riuscito a restare in casa. Son sgattaiolato fuori giusto un attimo per vedere com’era il tempo e per prendere coraggio ad uscire. “Ok vado”, armato di iPod e completo allenamento ho fatto un outrunning di 14Km per le strade della zona. (il percorso qui sotto nel link)

http://maps.google.it/maps?f=d&source=s_d&saddr=Via+Nazionale+Appia%2FSS7&daddr=41.0264143,14.4301643+to:Piazza+Madonna+delle+Grazie&hl=it&geocode=Fc4PcgIdtAjdAA%3BFW4DcgId1C_cACkz4Rxp3lI6EzGQhxptI-EJEw%3BFURBcgIdfw_cAA&mra=dme&mrsp=0&sz=18&via=1&dirflg=w&sll=41.028996,14.484047&sspn=0.002384,0.004447&ie=UTF8&ll=41.028996,14.484047&spn=0.002384,0.004447&t=h&output=embed
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Dopo un piacevole incontro con una persona che non vedevo da tempo son ripartito tentando di riprendere la forma di un tempo.

Al mio ritorno una fame da leoni. Doccia, cena ed ora qui a scrivervi quattro cazzate tanto per trascorrere il tempo che mi resta stasera. Tra un pò continuerò a leggere Marquez e poi credo che chiamerò Morfeo per farmi portare un pò di sonno. Intanto vi saluto e vi do appuntamento al prossimo post, il quale prometto sarà molto più interessante.

Ma già so che alcuni di voi si stanno domandando il perchè di questo post? Molto semplice come risposta. Non avevo un cazzo da fare e, visto che odio la Tv e le mie gambe a stento si reggono in piedi ho deciso di rompervi le scatole giusto dieci minuti con qualche parola.

RudiExperience

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5 maggio 2011 2 commenti

La società d’oggi ci vuole tutti bellissimi, perfetti, impeccabili, forti e soprattutto vincenti. Scommetto che ognuno di voi aspira ad un partner nella vita che abbia tutti questi aspetti positivi o, perlomeno, la maggior parte di loro. Bhè, se volete sposare miss perfezione principessa sul pisello fatevi avanti, è tutta vostra. Dalla mia posso dirvi che di certo non prenderei con me nessuna persona che avesse tali qualità. Reggere un continuo ed inconscio confronto di tali proporzioni per una vita intera porterebbe ad una sola conclusione: “non vivere”. Le piccole imperfezioni consentono di apprezzare a pieno le persona che si hanno accanto. Quindi qual’è il partner ideale per ognuno di noi? Ovviamente la risposta non può essere univoca. C’è chi si ferma all’aspetto esteriore, chi guarda meticolosamente il 730, chi “basta che respiri” e chi vuole “miss perfezione”. Come al solito la mia non è una critica verso chi non “la pensa come me”; più che altro esprimo, come sempre, solo il mio punto di vista. E’ importante averne uno, un perno, un punto di riferimento sul quale ruotare, e dal quale avere la propria prospettiva delle cose. Seguire il mare, la massa, non è d’aiuto. E’ complicato sapere dove una persona deve fermarsi a vedere, percepire i difetti, guardare con estrema oculatezza i particolari. Ultimamente mi capita sempre più spesso di notare cose a cui prima, a colpo d’occhio, non davo peso. Mi fermavo al modo di parlare, ai discorsi e a ciò che vedevo. Non osservavo. Ora vado oltre senza impegnarmi, in maniera automatica. Mi fermai dinanzi una caffetteria l’altro giorno. Aprii il pacchetto di Merit prendendo una sigaretta e, con aria indifferente, l’accesi accostandomi con le spalle al muro cercando di liberare la mente per cinque minuti. Si avvicinò una ragazza, aveva suppergiù la mia età, me ne chiese una. Allungai il pacchetto e le dissi: “Prego”. Le accesi la sigaretta, mi fece un sorriso e soffiò all’insù il fumo con estrema soddisfazione. Dopo un attimo di imbarazzo iniziò a parlarmi – “Eleonor, piacere! Come ti chiami?” – “Mi chiamo Rudi, piacere”, e senza dirle altro iniziò a parlarmi di lei. Si faceva  le domande e si dava le risposte, voleva in qualche modo farsi notare. Cambiava spesso discorsi intervallandoli con brevi pause. Parlò di come vedeva la gioventù bruciata che passeggiava senza meta per le strade della città, dell’università che frequentava, del fatto che non riusciva a star dietro tutti i corsi, a come il fratello le rompeva le scatole perchè non lo ascoltava mai. Ma alla seconda parole che disse i miei occhi già erano distaccati dalle sue labbra andando posandosi su tutto il resto. Stavo andando oltre le parole che diceva, oltre al discorso che portava avanti. La mia mente seguiva ogni parola ma gli occhi non riuscivano a star fissi sul suo volto. Notai il tipo di scarpe che calzava. Aveva le unghie delle mani colorate di uno smalto rosso fuoco. I capelli castani ricci che scendevano raccolti da un frontino con un fiocco adornato con minuscoli fiori bianchi. Indossava una maglia larghissima color sabbia che le scendeva dalle spalle giù fin sopra le ginocchia. Conoscevo già il modello, l’avevo visto da Bershka. Anche i bracciali che indossava erano della stessa marca sicuramente. Una borsa marcata molto goffa, quasi una valigia, ci potevi mettere un frigo la dentro. Aveva una toppa sul lato sicuramente cucita dopo averla comprata, non poteva esser altro, credo per dar un tocco di originalità. Ci avrei scommesso! E tutto questo in un attimo.

E capisci un sacco di cose (l’importanza dei particolari). Il carattere della persona, l’umore, i gusti. Perfino la tipologia di amicizie. Le persone si meravigliano quando gli parli per mezz’ora, le fermi e, come se le conoscessi da sempre, indovinassi il loro modo di ragionare, a cosa tengono di più, cosa meno e qual’è il loro punto di vista su determinate cose.

Passò da un argomento all’altro. Forse aveva capito che la stavo osservando. Iniziò a parlare di moda. Mettendo le mani nella borsa disse che in mattinata aveva fatto giri per negozi comprando qualche maglia. “Hai comprato una maglia da Bershka” – le dissi. E lei stupita: “Bravo! Come hai fatto ad indovinare?”. In quel momento le volevo dire che il tempo di quella sigaretta era bastato per capirla, ma le dissi semplicemente: “Intuito. Sarà sesto senso”. Non volevo che poteva pensare, neanche per un solo attimo, che c’era la possibilità che l’avessi seguita. Quella frase bastò ad insidiare in lei un briciolo di fiducia. Subito dopo ricevette una chiamata sul cellulare, “non poteva avere un iPhone” pensai, non lei, non per come l’avevo idealizzata. Infatti tirò fuori dalla borsa un Nokia 5800 tempestato di strasse. Semplice, comodo, versatile. Rispecchiava lei in fondo. Era un’amica, la stava aspettando in centro. Mi chiese il cellulare, mi scrisse il suo numero e lo salvó in rubrica sotto il nome “Eleonor Blue”, mi salutò e mi disse “chiamami”. Quel giorno Eleonor fu come un libro aperto. Dopo quei dieci minuti provai ad azzardare nel mio immaginario qualcosa della sua vita. La chiamai subito dopo. Le dissi che mi aveva colpito la sua solarità. Era semplice, entusiasmante. Le parlai di tutto ciò che avevo notato. Le parole uscivano fuori sole. Ma mi accorsi che non ero l’unico ad osservare così in fondo. Mi disse con aria scherzosa: “Fai meno il saputello, avevo capito com’eri già da prima che ti chiedevo la sigaretta” – E’ una donna, per un attimo me ne ero dimenticato! Ci demmo appuntamento in serata per un caffè, ma era solo una scusa. Eravamo “affamati” di reciproca curiosità. Eppure io son quello impacciato, paranoico, fragile, il tipo che non dorme la notte se ha un pensiero fisso in testa. Ma i particolari ti cambiano la vita.

RudiExperience

Mutazioni

Buongiorno.

Nonostante siano le 5:04 mi ritrovo qui a continuare a scrivere un blog iniziato più di 4 anni orsono…

Ma ora è un pò tutto rinnovato…

Nuovo portale… nuovo tema… nuovo nome…

Il vecchio “rudinlove” faceva tanto “Amore Amore Amore” … non è il caso… e quindi ecco RudiExperience.

Qualche esperienza di vita, un pò di racconti, pensieri, opinioni…

A presto, Rudi.