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On-Air : Chopin – Nocturne Op.9 No.2 ( PLAY )
Midnight-in-Paris-Pont-Alexandre-III-ParisAldilà della senna c’è lei, oscurata dal lampione ingrigito dagli anni trascorsi; con il suo vestito blu e la scollatura vertiginosa. Mi guarda come se non avesse mai visto un uomo prima. I suoi occhi sbarrati oltre le sponde di quel fiume sono pieni di fervore e vitalità. Posa una mano sul lucernario ed allunga l’altra come se volesse toccarmi, chiamarmi. Continuo a camminare, scanso le poche persone frettolose di rincasare continuando a guardarla. Mi fermo, poggio le mani sul muretto, aguzzo la vista e scorgo ancor più incuriosito i suoi lineamenti. Le posate curve della sua siluette che si mostrano sotto la luce soffusa fa scaturire in me qualcosa di sano, qualcosa di puro, qualcosa che nessun’altra aveva mai fatto scaturire con un solo sguardo.

Non so cosa la attrae di me. Io, povero scrittore di strada, un sognatore, uno che non si taglia la barba e rappezza i pochi stracci che indossa. Se non fosse per questa città non mi definirei un bohémienne, ma straccione; uno che vive giorno per giorno regalando pezzi di storie e fantasia ai passanti, ai bambini che si avvicinano e vogliono sentire la vicenda del guerriero impavido che difende la città da nemici.

Sono ancora lì a guardarla e lei ancora, imperterrita, mi fissa, mi osserva, mi squadra, mi studia come un generale studia una strategia per schierare lo squadrone d’attacco. Tolgo le mani dal parapetto e mi avvio al ponticciolo Vargon. Si chiama così in onore di Ludovic Vargon, un cantastorie del 1800. Sarà un caso, o forse no. È il destino che vuole me, vuole che io, questa sera, imbocchi questa stretta e lunga strada che conduce aldilà dei miei pensieri, dove nulla è ciò che è e quel che sembra potrebbe non esser vero.

Cammino sul ponte cercando di pensare a ciò che le passa per la testa. Cercando un modo per avvicinarmi senza far la figura del povero sprovveduto. Mi costringo ad essere nessun altro che me stesso. Se qualcuno a questo mondo lo vorrà, e quel qualcuno son proprio io medesimo, allora perché pensar di esser altri nel momento in cui te stesso è solo ciò che serve? Perché questo pensiero insano, umano, insito nel retaggio che il tempo e le generazioni passate ci hanno imposto, talvolta involontariamente, tanto che la falsità del nostro Io è la prima cosa che il prossimo incontra, e solo dopo indicibili volte ci presentiamo agli altri come noi stessi?

Ma basta pensare. Svolto l’angolo del ponte e mi avvicino sempre più a lei. Le luci, che sul ponte erano piene di calore e brillanti come il sole, iniziano ad incupirsi ed allontanarsi. Oramai son li, a pochi passi. Mi continua a fissare e con le labbra, quelle labbra teneri come il muschio dopo pioggia autunnale, formano un sorriso, senza aprir bocca. Sbatte gli occhi e gira lo sguardo, le sciocche arrossate e le mani bianche come il candido colore dell’innocenza. Mi avvicino ancora, un passo avanti e mi appoggio con il viso al suo collo. Respiro dalla sua pelle ed odoro qualcosa che mai prima avevo provato. In tutti quegli anni le mie narici non si erano mai inebriate di un sapor tanfo soave. Non si può ancor descrivere ma perché parola coniata ancor non è stata, ma ero sicuro di riconoscerlo fra mille e più di altri sapori. Senza vedere e senza toccare sarei riuscito a ritrovar quel fiore che tanto mi aveva colpito. In trenta e più di anni della mia giovane vita, in cui sapor e sapori di mille colori odorato avevo con furtiva acutezza, mai incrociato ciò non avevo di tanto inebriante spiro.

Un sogno, una fantasia, forse qualcosa uscito dalle mie favole, cosa sei riuscii a chiedere, chi sei riuscii a dirle e nulla più. Si voltò verso di me e con la mano mi sfiorò la guancia, mi sorrise ancora una volta e con gli occhi mesti e sereni non disse nulla, ma fece capire cosa e qual pensiero navigava nell’oceano della sua mente. Quale ciclone è tempesta erano in atto nei sui pensieri.

All’improvviso ‘BUM’, mi giro, un portone che si chiude, una serranda sprangata verso l’interno della casa alle mie spalle. Mi rigiro verso di lei nuovamente ma nulla, a parte il suo sapore, restò sotto quella luce. Mi coccolai ancora un pò tra il suo respiro e per un pò sembrò che tutto aveva un senso, tutto era stato tutto per aver quel solo attimo di pace.

Ci son persone che vivono tutta una vita senza mai incontrare nessuno che possa farli sentire come io mi son sentito in quel poco tempo fuggito. Il suo odore dimenticato non sarà, mai più. Ed il suo sorriso, la sua bocca sono cuscino che allieta i miei sonni ancor oggi e mi fa sentir vivo anche se il cielo è il tetto della mia casa e quel che trovo gli indumenti del mio corpo.

RudiExperience

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Voglio il Mare

On-Air : Adele – Lovesong ( PLAY )

Voglio il mare con le sue onde

voglio il mare per viverci

voglio il mare per guardarlo ogni notte

voglio il mare per essere forte come lui

voglio il mare per ammirare la Luna

voglio il mare per dedicargli una canzone

voglio il mare per guardare attraverso il suo blu

voglio il mare per sentirmi parte di lui

voglio il mare per non sentirmi solo al mondo

voglio il mare perché se non esistesse io non sarei nulla

voglio il mare per viverlo accanto a Te.

RudiPhotoArt

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Passion

On-Air : Ludovico Einaudi – The Earth Prelude ( PLAY )

Perso nei rumori di questa città non sento null’altro che il vuoto dei miei pensieri. Oppure è solo la mia immaginazione che viaggia al di fuori di quest’anima. Oltre le montagne più alte, la nebbia più avversa ed il freddo più ostile.
Oltrepasso mari, terre e laghi per cercare un po’ di quiete. Per stendermi al sole con le braccia spalancate respirando il profumo dei tuoi battiti.

occhi

più dell’aria

la quiete dei tuoi pensieri mi fa star sereno

più del sole

il tuo sorriso

ed i tuoi occhi

mi danno gioia

perché quando scegli una persona

e senti che il profumo dei suoi pensieri è lo stesso dei tuoi

allora è per sempre…

L’oblio cagionato dal bui dinanzi i miei occhi svanisce al batter di ciglio dei tuoi occhi tempestati di luce. All’intercalare armonico e costante dei tuoi battiti si affiancano i miei richiamati da un sussulto.

In un attimo il mondo scompare, il buio non esiste, la nebbia è rarefatta; e restiamo solo noi. Noi… pieni di Passione eterna.

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Due Tramonti

On-Air : Ludovico Einaudi – Due Tramonti ( PLAY )

Immagine

Esco dalla mia casa sul fiume. Intorno a me nessuno. Nessun uomo a parte me contamina questa terra. Nessun uomo lascia le proprie impronte su questo suolo. In lontananza lo scrosciare dell’acqua si fonde con le foglie percosse dal vento sugli alberi secolari alti decine di metri.
Chiudo gli occhi e faccio in modo che quel suono si fonda con me. Sento serenità, gioia. Un sorriso invade il mio volto. Le foglie sembrano piccole onde infrangersi sulla spiaggia. Il sole sta tramontando ed il domani sta diventando oggi.
Sono catturato da tanta bellezza. Mi sento fortunato. Potevo star in qualsiasi parte dell’universo. Potevo nascere migliaia di anni fa. Potevo nascere tra mille anni. Ed invece mi trovo qui, con il vento che lambisce la mia pelle e tutta la natura che mi circonda.
E’ tutto perfetto, o quasi.
Riapro gli occhi ed in lontananza scorgo una figura. E’ una donna. E’ la persona che stavo aspettando. La sua presenza è ciò che rende perfetto questo luogo. E’ qui per far si che stasera non ci siano due tramonti, ma uno solo da condividere.

RudiExp

Close to Mi..lk

9 ottobre 2012 1 commento

On-Air : Radiohead – Creep ( PLAY )

E manchi.

Negli occhi della notte.

Con la luce lontana gli angeli delle tenebre si avvicinano.

Cercano di separarmi da Te.

Ma la bellezza di ciò che si è creato

è più forte della notte stessa.

Occhi di ghiaccio e denti aguzzi non fanno più paura.

E bianche come il latte

si estendono dinanzi a noi distese di vergini colline

che non aspettano altro d’essere coltivate

dalla nostra fantasia, dai nostri viaggi e dalle nostre voglie.

Nessuna parola separi ciò che è e che sarà.

Un sorriso gremisce il mio cuore fatto di biscotto.

RudiExperience

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Hugç’s Birthday – I piccoli piaceri della vita

31 luglio 2012 6 commenti

On Air: StevieRyan – Comptine D’un Autre Ete ( PLAY )

And I think it’s gonna be a long, long time
Touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home, oh no no no
I’m a rocket man, rocket man, burning out his fuse up here alone.

Hugç è un’altra persona. Segnato. Non solo dai segni del tempo sulla pelle e dai suoi sogni; ma anche dalle esperienze della sua, al quanto “breve”, vita. Perché 28 anni rispetto a tutta un’eternità son veramente pochi.

Nel corso degli anni ha cambiato tante abitudini. Son tante le cose che ha imparato ad amare, apprezzare e stimare.

A Hugç piace stare nella vasca con l’acqua bollente e la musica dei Pink Floyd di sottofondo. Piace cogliere l’odore che effonde una donna quando indossa il suo profumo preferito. Piace stare sulla riva del mare a fotografare il tramonto senza altro pensiero alcuno. Piace toccare il pasticcio di dolce con le dita mentre la madre prepara la crostata di amarene. Piace stare fuori casa con il naso all’insù, ad osservare le stelle. Piace suonare il piano in piena notte con le luci spente. Piace toccare un tessuto curioso indossato da altri. Piace vuotare l’armadio con i vestiti e riporre tutto nuovamente ordinato per colore e gusto. Piace fermarsi al semaforo rosso ed osservare cosa fanno le altre persone in auto.

Oggi è il suo compleanno. A Hugç piace trascorrerlo insieme alle persone che Ama…

RudiExperience

Nichole’s smiling soul

3 luglio 2012 3 commenti

On-Air: Dire Straits – Fade to Black ( PLAY )

Nichole a due passi da me.

La distanza è impercettibile. Posso quasi toccarle il vestito cortissimo blu merlettato indossato questa sera. La mia mania di toccare i vestiti altrui non smetterà, non per ora. Forse mai. Prima o poi toccherò il vestito sbagliato e non ci sarà nessuno a fermare quelle brutali mani avvicinarsi alla mia guancia con inaudita vemenza.

Ma Nichole è lì, poco distante. Si gira verso di me e mi squadra interamente. Faccio lo stesso. Lo sto facendo da quando è scesa dal palazzo. Da quando ha allungato la gamba, sovrastante un tacco dieci, al di fuori dell’uscio di quella dannata porta. Non riesco a dimenticarla, non voglio dimenticarla.

Non dimentico un sorriso del genere. Due occhi celesti come il cielo di primavera nell’anno più solare di tutto il millennio. Lineamenti curvilinei da far invidia al Cloud Gate di Chicago e il profumo più sensuale che le mie narici abbiano mai percepito. Non dimentico facilmente il suo inaspettato si alla mia richiesta di un drink.

E’ ancora là che mi fissa, mi sorride e, ritraendosi in avanti, abbassa gli occhi allungando la mano per prendere il menù. La sua carica sessuale mi ha dominato fin dal momento in cui la conobbi. Fin da quando, uscendo dal portone del palazzo, il cappuccino che portava con se, mantenuto poco saldamente con la mano destra, fece capitombolo sulla mia camicia azzurra d’ufficio. Fummo costretti a salir da lei per togliere le macchie.

Mi svestii della camicia e lei cercò di dissolvere l’alone.

Silenzio imbarazzante, e poi…

– Piacere Hugo –

– Piacere Nichole –

– Che nome è Hugo? Sembra il nome di un pupazzo –

Effettivamente l’avevo sempre pensato.

– E’ un nome come tanti altri, come Nichole –

– Ma te ti fai sempre versare il cappuccino sulla camicia per conoscere le ragazze? – 

– No, solo da quelle per cui penso ne valga la pena – 

Sorrise.

Il giorno dopo passai sotto casa. La aspettai. Eccola.

– Ehi, ciao Nichole –

e lei con il solito buon umore e il sorriso sulle labbra affiancò i lunghi capelli castani dietro l’orecchio e disse: – Ciao Hugo! Aspetti il cappuccino delle nove? –

– Magari! Se servisse a vederti nuovamente. Ti va di andare a bere qualcosa una sera? –

– Si! Questa volta cercherò di non gettartelo sui vestiti – 

Ed io incredulo: – Ok! ci stò! Venerdì sera, ore dieci e mezza. Non darmi buca –

Caldo mozzafiato in questo venerdì sera romano. L’afa la fa da padrona. I locali refrigerati del centro son gli unici a darci un pò di conforto.

Nichole sfoglia il menù. Anche per lei è la prima volta qui. Cercherà il suo cocktail preferito o forse lo fa soltanto per non sentirsi in imbarazzo.

– Gin Lemon o Martini Cocktail ? – le chiesi.

– Nè l’uno, nè l’altro. Vesper Martini per me. –

– Ottima scelta. Ma dov’è il tuo Bond e l’Aston Martin? –

Sorrise. E’ molto sveglia la ragazza. Ha capito la battuta.

– Non c’è nessun Bond. Credo mi stia ancora aspettando sull’altare –

Ordiniamo. Mi racconta di come sia terminata bruscamente la sua ultima relazione e di come, dopo di lui, non è uscita più con nessuno fino ad oggi.

Scappò il giorno delle nozze.

A quel punto la domanda nella mia mente è una sola: “Perché hai deciso di uscire proprio con me?”. Lo chiesi.

Mi disse che la facevo ridere. Non lo faceva da tempo. Iniziò a farlo da quando vide il cappuccino sulla mia camicia. Mi dice che quella mattina non riesce a pensare ad altro.

Finiamo il nostro drink e camminiamo luongo il Tevere. E’ oltre la mezzanotte. Mi fermo sotto una flebile luce. Mi appoggio al muro, le prendo la mano, la avvicino a me, appoggio le mie labbra sulla spalla nuda, sul collo, sulla guancia, la guardo negli occhi. Li chiudiamo entrambi. Un bacio focose avvolge le nostre anime e tutto quello che ci circonda.

Una notte da ricordare, una nuova pagina sta per essere scritta.

RudiExperience

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