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5 maggio 2011 2 commenti

La società d’oggi ci vuole tutti bellissimi, perfetti, impeccabili, forti e soprattutto vincenti. Scommetto che ognuno di voi aspira ad un partner nella vita che abbia tutti questi aspetti positivi o, perlomeno, la maggior parte di loro. Bhè, se volete sposare miss perfezione principessa sul pisello fatevi avanti, è tutta vostra. Dalla mia posso dirvi che di certo non prenderei con me nessuna persona che avesse tali qualità. Reggere un continuo ed inconscio confronto di tali proporzioni per una vita intera porterebbe ad una sola conclusione: “non vivere”. Le piccole imperfezioni consentono di apprezzare a pieno le persona che si hanno accanto. Quindi qual’è il partner ideale per ognuno di noi? Ovviamente la risposta non può essere univoca. C’è chi si ferma all’aspetto esteriore, chi guarda meticolosamente il 730, chi “basta che respiri” e chi vuole “miss perfezione”. Come al solito la mia non è una critica verso chi non “la pensa come me”; più che altro esprimo, come sempre, solo il mio punto di vista. E’ importante averne uno, un perno, un punto di riferimento sul quale ruotare, e dal quale avere la propria prospettiva delle cose. Seguire il mare, la massa, non è d’aiuto. E’ complicato sapere dove una persona deve fermarsi a vedere, percepire i difetti, guardare con estrema oculatezza i particolari. Ultimamente mi capita sempre più spesso di notare cose a cui prima, a colpo d’occhio, non davo peso. Mi fermavo al modo di parlare, ai discorsi e a ciò che vedevo. Non osservavo. Ora vado oltre senza impegnarmi, in maniera automatica. Mi fermai dinanzi una caffetteria l’altro giorno. Aprii il pacchetto di Merit prendendo una sigaretta e, con aria indifferente, l’accesi accostandomi con le spalle al muro cercando di liberare la mente per cinque minuti. Si avvicinò una ragazza, aveva suppergiù la mia età, me ne chiese una. Allungai il pacchetto e le dissi: “Prego”. Le accesi la sigaretta, mi fece un sorriso e soffiò all’insù il fumo con estrema soddisfazione. Dopo un attimo di imbarazzo iniziò a parlarmi – “Eleonor, piacere! Come ti chiami?” – “Mi chiamo Rudi, piacere”, e senza dirle altro iniziò a parlarmi di lei. Si faceva  le domande e si dava le risposte, voleva in qualche modo farsi notare. Cambiava spesso discorsi intervallandoli con brevi pause. Parlò di come vedeva la gioventù bruciata che passeggiava senza meta per le strade della città, dell’università che frequentava, del fatto che non riusciva a star dietro tutti i corsi, a come il fratello le rompeva le scatole perchè non lo ascoltava mai. Ma alla seconda parole che disse i miei occhi già erano distaccati dalle sue labbra andando posandosi su tutto il resto. Stavo andando oltre le parole che diceva, oltre al discorso che portava avanti. La mia mente seguiva ogni parola ma gli occhi non riuscivano a star fissi sul suo volto. Notai il tipo di scarpe che calzava. Aveva le unghie delle mani colorate di uno smalto rosso fuoco. I capelli castani ricci che scendevano raccolti da un frontino con un fiocco adornato con minuscoli fiori bianchi. Indossava una maglia larghissima color sabbia che le scendeva dalle spalle giù fin sopra le ginocchia. Conoscevo già il modello, l’avevo visto da Bershka. Anche i bracciali che indossava erano della stessa marca sicuramente. Una borsa marcata molto goffa, quasi una valigia, ci potevi mettere un frigo la dentro. Aveva una toppa sul lato sicuramente cucita dopo averla comprata, non poteva esser altro, credo per dar un tocco di originalità. Ci avrei scommesso! E tutto questo in un attimo.

E capisci un sacco di cose (l’importanza dei particolari). Il carattere della persona, l’umore, i gusti. Perfino la tipologia di amicizie. Le persone si meravigliano quando gli parli per mezz’ora, le fermi e, come se le conoscessi da sempre, indovinassi il loro modo di ragionare, a cosa tengono di più, cosa meno e qual’è il loro punto di vista su determinate cose.

Passò da un argomento all’altro. Forse aveva capito che la stavo osservando. Iniziò a parlare di moda. Mettendo le mani nella borsa disse che in mattinata aveva fatto giri per negozi comprando qualche maglia. “Hai comprato una maglia da Bershka” – le dissi. E lei stupita: “Bravo! Come hai fatto ad indovinare?”. In quel momento le volevo dire che il tempo di quella sigaretta era bastato per capirla, ma le dissi semplicemente: “Intuito. Sarà sesto senso”. Non volevo che poteva pensare, neanche per un solo attimo, che c’era la possibilità che l’avessi seguita. Quella frase bastò ad insidiare in lei un briciolo di fiducia. Subito dopo ricevette una chiamata sul cellulare, “non poteva avere un iPhone” pensai, non lei, non per come l’avevo idealizzata. Infatti tirò fuori dalla borsa un Nokia 5800 tempestato di strasse. Semplice, comodo, versatile. Rispecchiava lei in fondo. Era un’amica, la stava aspettando in centro. Mi chiese il cellulare, mi scrisse il suo numero e lo salvó in rubrica sotto il nome “Eleonor Blue”, mi salutò e mi disse “chiamami”. Quel giorno Eleonor fu come un libro aperto. Dopo quei dieci minuti provai ad azzardare nel mio immaginario qualcosa della sua vita. La chiamai subito dopo. Le dissi che mi aveva colpito la sua solarità. Era semplice, entusiasmante. Le parlai di tutto ciò che avevo notato. Le parole uscivano fuori sole. Ma mi accorsi che non ero l’unico ad osservare così in fondo. Mi disse con aria scherzosa: “Fai meno il saputello, avevo capito com’eri già da prima che ti chiedevo la sigaretta” – E’ una donna, per un attimo me ne ero dimenticato! Ci demmo appuntamento in serata per un caffè, ma era solo una scusa. Eravamo “affamati” di reciproca curiosità. Eppure io son quello impacciato, paranoico, fragile, il tipo che non dorme la notte se ha un pensiero fisso in testa. Ma i particolari ti cambiano la vita.

RudiExperience

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