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Archive for the ‘Service’ Category

Voglio il Mare

On-Air : Adele – Lovesong ( PLAY )

Voglio il mare con le sue onde

voglio il mare per viverci

voglio il mare per guardarlo ogni notte

voglio il mare per essere forte come lui

voglio il mare per ammirare la Luna

voglio il mare per dedicargli una canzone

voglio il mare per guardare attraverso il suo blu

voglio il mare per sentirmi parte di lui

voglio il mare per non sentirmi solo al mondo

voglio il mare perché se non esistesse io non sarei nulla

voglio il mare per viverlo accanto a Te.

RudiPhotoArt

Categorie:Feeling, Love, Poetry Tag:,

Hugç’s Birthday – I piccoli piaceri della vita

31 luglio 2012 6 commenti

On Air: StevieRyan – Comptine D’un Autre Ete ( PLAY )

And I think it’s gonna be a long, long time
Touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home, oh no no no
I’m a rocket man, rocket man, burning out his fuse up here alone.

Hugç è un’altra persona. Segnato. Non solo dai segni del tempo sulla pelle e dai suoi sogni; ma anche dalle esperienze della sua, al quanto “breve”, vita. Perché 28 anni rispetto a tutta un’eternità son veramente pochi.

Nel corso degli anni ha cambiato tante abitudini. Son tante le cose che ha imparato ad amare, apprezzare e stimare.

A Hugç piace stare nella vasca con l’acqua bollente e la musica dei Pink Floyd di sottofondo. Piace cogliere l’odore che effonde una donna quando indossa il suo profumo preferito. Piace stare sulla riva del mare a fotografare il tramonto senza altro pensiero alcuno. Piace toccare il pasticcio di dolce con le dita mentre la madre prepara la crostata di amarene. Piace stare fuori casa con il naso all’insù, ad osservare le stelle. Piace suonare il piano in piena notte con le luci spente. Piace toccare un tessuto curioso indossato da altri. Piace vuotare l’armadio con i vestiti e riporre tutto nuovamente ordinato per colore e gusto. Piace fermarsi al semaforo rosso ed osservare cosa fanno le altre persone in auto.

Oggi è il suo compleanno. A Hugç piace trascorrerlo insieme alle persone che Ama…

RudiExperience

Oblio

16 maggio 2012 1 commento

On-Air: Oasis – Stop crying your heart out ( PLAY )

C’è chi la sera si rifugia in un angolo di casa con le luci spente e la musica a palla sparata nei padiglioni uditivi. Chi soffre. Chi corre sotto la pioggia. Chi si appoggia al vetro di una finestre di casa con i nuovoloni all’esterno e la pioggia che lambisce i vetri ed i cuori dentro di se. Chi impazzisce dimenando calci e pugni su di un muro. Chi aspetta invano, con il cellulare in mano, una chiamata o il tanto patito messaggio. Chi si getta in terra colpevolizzandosi. Chi non mangia, non dorme, non sorride, non gusta, non ascolta, non tocca e non Vive.

E poi c’è chi reagisce. Chi si rialza e punta lo sguardo al cielo. Chi sorride. Chi ci mette una pietra sopra. Chi ha messo le speranze da parte divenendo cinico. Chi ha trovato un altro amore della sua vita. Chi si volta intraprendendo un nuovo sentiero senza girarsi. Chi si distrae cercando di realizzare un sogno. C’è chi ascolta, gusta, tocca e Vive.

Siamo essere umani e come tali abbiamo tutti bisogno di amare o soffrire per sentirci Vivi. Tanto più portiamo i nostri sentimenti al limite, in un senso o nell’altro, tanto più le emozioni scaturite da tali sentimenti saranno forti. Gioie o sofferenze che siano ci segneranno irrimediabilmente alternando la nostra percezione delle cose. Modellando il nostro cuore rendendolo più spigoloso.

Sta a noi scegliere il modo in cui viverle. Intanto ciò che non ci lascia mai è la musica… e su quella potremmo sempre contare.

‘cause all of the stars
Are fading away
Just try not to worry
You’ll see them some day
Take what you need
And be on your way
And stop crying your heart out

RudiExperience

Gondolieri Viandanti

27 febbraio 2012 2 commenti

On-Air: Iggy Pop – The Passenger ( PLAY )

Arrivò il giorno e Hugo partì per la sua Venezia. Zaino in spalla e la compagnia di suona nonna che, nonostante la veneranda età di 73 anni, sembrava dimostrarne la metà, sia in viso che nelle movenze. Stava realizzando il suo sogno. Era la prima volta che metteva piede a Venezia ma è come se fosse stata la millesima. Nei suoi sogni già aveva scrutato ogni calla, ogni ponte e ogni piazza esistente.

La magia stava appena iniziando.

Arrivati in città non fecero altro che prendere la stanza di un hotel, il più bello, e lasciare tutti i bagagli per riscoprire la città. Quindi armato della sua macchina fotografica a rullino scesero a piazza San Marco dove il colpo d’occhio era spettacolare e la multirazzialità delle persone era sbalorditiva. C’era gente di tutti i gusti e luoghi.

Lasciamo Hugo al suo giro. Son sicuro che ci farà vedere bellissime foto…

RudiExperience

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Donna

6 febbraio 2012 1 commento

On-Air: Lucio Dalla – Caruso ( PLAY )

La donne è una canzone d’amore nel cuore della notte.

La donna è la luce della luna che si riflette sull’acqua del golfo di Napoli.

La donna è una margherita che sboccia in primavera,

la prima rondine che ci avverte dell’arrivo della nuova stagione,

la nuvola che gira, gira, e rigira ancora intorno al mondo.

La donna è il sangue che ribolle nelle viene,

è la passione, la vita, e a volte anche la morte.

La donna è il sole che fissa tutto il resto girargli attorno.

La donne è la felicità e l’ossessione allo stesso tempo.

La donna è la culla della vita, un poema di libertà.

La donna è il verde, l’azzurro, l’arancione ed il rosso.

La donna è follia.

La donna è la voce di Pavarotti,

la chitarra di Santana, il basso di Pastorius,

è il suono del pianoforte sulle note di Yiruma.

La donna è Amore, è Amicizia, è Cuore.

La donna è la fusione tra romanticismo e goduria.

La donna è un orgasmo di vita.

La donna è tutto ciò di bello che l’universo può esprimere.

Se esistesse qualcosa più bella di una donna, quella cosa sarebbe sicuramente un’altra donna.

Rudiexperience

Sogni nel cassetto

28 gennaio 2012 5 commenti

On-Air: Cinematic Orchestra – Arrival Of The Birds ( PLAY )

Hugo è solo nella sua stanza. Sposta la tenda da vicino la finestra e guarda il giardino dinanzi casa. Ci son gli altri ragazzini a giocare. Ma lui no. In questo momento lui ha cose ben più belle a cui pensare. Hugo ha un sogno nel cassetto e questo pomeriggio ha deciso di restar li per raccontarvelo. La sua stanzetta è una mansarda arrangiata. Non ha il soffitto piatto, è di legno e scende come i tetti delle case del nord. E’ tutta in legno, di colore bianco e ci son un sacco di fili che la attraversano da un punto all’altro. Su questi fili ci son appese le sue foto, i suoi scatti più belli. Ogni tanto la mamma non trova qualche molletta che Hugo prontamente ruba per aggiungere un nuovo pezzo alla sua collezione. Ci son raccontati vent’anni della sua vita in quei scatti; il fine settimana a Roma con i nonni. Il giro a Napoli con Mamma e papà. Lo spettacolo a teatro di sua sorella Claudia. Il sorriso dei suoi migliori amici, e quant’altro.

Ad Hugo piace la musica, e picciono le immagini. Ama i ricordi. Se dipendesse da lui immortalerebbe una vita intera in un foglio 10×15.

Lunedì scorso è stato il suo compleanno e, come tutti gli anni, Hugo preparò una festa ricevendo parecchi regali. Uno di questi era una busta bianca senza nome scritto su e con dentro due biglietti. Venezia. le magie di venezia, il suo carnevale, l’aspetto unico al mondo, le barche al posto delle macchine e i piccioni che la vivono in simbiosi con la gente.

Venezia era la città che Hugo voleva vivere da sempre e quella fu l’occasione giusta, l’occasione della sua vita. L’occasione di trascorrere tre lunghi giorni come li immaginava da tempo, come aveva fatto già tantissime volte nei suoi sogni. Zaino in spalla e l’ambizione di chi vede traguardi lontani avvicinarsi e tramonti sempre più lenti a scomparire.

Hugo già sa che quei giorni saranno magici e non vede l’ora. Ancora un pò ed il sogno diventerà realtà.

Dei biglietti arrivati per magia, e si sa, la magia alcune volte esiste.

RudiExperience

Darkness of my Heart

9 gennaio 2012 1 commento

On-Air: Eddie Higgins – Yellow Days ( PLAY )

18 Aprile 1954

Nelle strade dei sobborghi di New York non c’è altro che feccia. Qualche lampione acceso, delle puttane sotto ai porticati, bar aperti pieni zeppi di ubriaconi e nulla più. Questa città sta diventando sempre più uno schifo. Giro la macchina e faccio ritorno verso casa.

Una giornata di merda, come tante altre. Ma oggi un pò di più. C’era il funerale di Harbert, il mio migliore amico e collega ammazzato da quei mafiosi del cazzo l’altra sera in un agguato all’angolo tra Main Street e l’Ottava. Gli faremo vomitare pallottole a quegli schifosi, penso. Ma l’attenzione di oggi non era esclusivamente per il povero Harbert. Mi aspettavo di trovare tutti al funerale, ma non lei. Non li, non dopo tanti anni.

Un battito asincrono ha rispolverato i colori di questo cuore in banco e nero.

Rientro in casa. Salgo le scale che mi portano al primo piano. Ogni scalino sembra alto decine di metri. Arrivo sù quasi col fiatone. Di ritorno dopo una giornata esilarante, stancante e orribile. Fuori piove ancora. Non accendo la luce perchè basta quella sfocata dell’insegna luminosa lampeggiante al di fuori della finestra. Entra in casa attraverso le veneziane in legno creando un effetto curioso sul pavimento, tipo strisce rettangolari. Getto sul divano il soprabito rimpinzato d’acqua e vado verso il giradischi. Sfoglio, Eddie Higgins, uno dei miei preferiti. Metto sù il disco e mi avvicino al frigorifero. Lo apro, vuoto. Faccio una faccia schifata pensando che è veramente tanto che una donna non mette piede in questa casa. Prendo il pacchetto di Lucky e me ne accendo una. Faccio una tirata lunga come fosse la prima boccata d’aria dopo anni. Oramai i miei polmoni vivono più di fumo che di ossigeno. Caccio fuori il fumo e parte un colpo di tosse. Alzo il pacchetto e lo guardo dicendo:

Mi ammazzerete… ma senza di voi non posso vivere brutte stronze“.

Mi avvicino al banco dei liquori e prendo la bottiglia mezza piena di Jack Daniel’s.

Inizia la musica, solo pianoforte. E’ rilassante, mi fa pensare e non mi fa incazzare facendomi imprecare come un matto. La sigaretta tra le dita della mano destra e la bottiglia nella mano sinistra. Mi corico sul divano accanto la finestra e, tra una boccata della mia aria ed una bevuta mi incanto fissando l’ombra di quell’insegna mezza rotta sul pavimento del mio appartamento fatiscente.

Dopo la terza bevuta la testa inizia a volteggiare ed i ricordi riaffiorano come se fossero stati appena vissuti.

Io. Io e Harbert. Io, Harbert ed Angie. Inseparabili. Diciassette anni a testa ed un futuro pieno di sogni. Andavamo su e giù per la città come se fosse nostra. Avevamo tutto quello che un ragazzo del dopoguerra desiderava. Un tetto sotto cui dormire, tanti giochi e amici con cui condividerli.

Abitando su questa collinetta il nostro passatempo preferito era quello di scendere la strada con una specie di funambolica macchina in legno che il padre di Angie ci aiutò a costruire. E poi la sera ci piaceva suonare. Imitavamo, davanti a strumenti fittizi, i grandi della musica che sentivamo alla radio – Annette Hanshaw, Helen Morgan e Greta keller. Io al piano, Harbert al contrabbasso ed Angie con la sua angelica voce.

Era anche il periodo in cui io ed Angie stavamo insieme, non riuscivamo ad essere solo amici. E comunque quando c’era Halbert ci veniva naturale non farglielo pesare. Lui era felice di star con noi.

Ma i giochi durarono ben poco, qualche anno. Io e Harbert ci arruolammo, non c’era l’opportunità di studiare ed il lavoro era ancora meno. Angie restò con la famiglia. Ci giurammo di star insieme per sempre e non lasciarci mai.

Ma si sa, le promesse son fatte per essere infrante.

E quindi, nonostante io e Harbert facevamo il possibile per tornare a casa ogni quattro mesi non riuscii a far nulla per continuare serenamente il rapporto con Angie. Finì in una sera d’estate del ’26. La nostra amicizia, come il nostro amore, si dissolse in una notte. Non la vidi più. Io ed il mio fedele amico continuammo per la nostra strada. Nel 37′ riuscimmo a passare in polizia e a farci trasferire ad uno dei distretti di New York. Era come essere tornati ragazzini.

E dopo vent’anni eccomi qui. Di fronte al buio di questa stanza pensando ad Halbert freddato a due passi da qui e, soprattutto, a lei. Oggi era la. Non so come abbia fatto a saperlo ma era la. Non poteva esser un’altra persona, anche se non fumavo e bevevo da più di otto ore ero più che lucido. Pensavo che fosse scappata da tutto quello schifo. O Forse no. Forse non era riuscita ad avere una sua nuova vita. Questa cosa la consideravo impossibile, non c’era qualcosa che voleva e non riusciva ad avere. Ricordo i suoi lineamenti come se le avessi detto addio questa sera stessa. Non riuscivo a toglierle gli occhi da dosso. Sarà per questa sensazione che in tutti questi anni non ho voluto più nessuna accanto a me. In fondo, dentro di me, stavo ancora mantenendo la promessa.

Ed ora mi trovo qui, su questo divano a sentir musica con tanti rimpianti, tanti si, tanti ma.

Mi torna in mente oggi pomeriggio. Quando è finita la cerimonia mi è passata accanto. Ha alzato il grande cappello nero e mi ha rivolto lo sguardo. Mi Ha sorriso un momento e poi ha abbassato nuovamente il cappello sparendo alle mie spalle.

Non riesco a far altro che pensarla. Vorrei incontrarla di nuovo, ma son sicuro che non è una buona idea.

Ritorno sui miei passi convincendomi che è stato meglio così, fermarla sarebbe stato come tornare a quelle serate di Jazz e Soul davanti ai nostri strumenti di legno fatti a mano.

Povero Harbert, riposa in pace amico mio.

All’improvviso un suono diretto sento provenire dalla porta “Toc Toc Toc”. Tre Bussate.

E  non riesco a far altro movimento che sbarrare gli occhi e sentir il rumore del mio cuore asincrono.

RudiExperience

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