Give your heart to a stranger

E’ nel cuore della notte che troverai il coraggio di realizzare i tuoi sogni.

RudiExperience

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A Traditional Irish Story

On-Air : U2 – Sometimes You Can’t Make It On Your Own ( PLAY )

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Addict

On-Air : Bill Evans – My Foolish Heart ( PLAY )

Sogno o son desto?

On-Air : Yiruma – The Days That’ll Never Come ( PLAY )

All’improvviso, senza neanche rendermene conto sono aldilà dello steccato. Faccio qualche passo e mi fermo dinanzi il parapetto. Oltre c’è un lungo crepaccio che affaccia verso un mare cristallino ed un tramonto dipinto di arancio e lamponi. Ancora un po’ in la, come se fosse a lato della cornice di questo dipinto che mi si presenta davanti, c’è una montagna con una spaccatura che la apre in due parti. Accanto a me un arbusto che, inerte, ha la fortuna di assistere ogni giorno alla meraviglia di questo posto e vivere la magia che ne conserva.

Dopo qualche attimo eccoti. Ti sento arrivare da lontano, il tuo profumo fa da precursore. Faccio ancora fatica a capire se si tratta della fragranza della tua pelle oppure di qualche aroma che usi. Ti avvicini al parapetto e ci appoggi su, come me, entrambi le mani. Sei un incanto. Lunghi capelli inanellati e pelle olivastra. Indossi una veste color zafferano con una trama a fiori rosso rubino piccoli. La veste in cotone si ferma poco sopra le ginocchia ed il vento che spira in questo tardo pomeriggio la modella pronunciando i tuoi tratti sinuosi.

Neanche una parole è detta, non un sospiro si sente aleggiare. Ti giri verso di me, basta uno sguardo per capirci nel profondo. Attraverso i tuoi occhi vedo l’avventura della nostra vita, un mare di passione ed un oceano di emozioni. Vedo il tramonto all’orizzonte non sopraggiungere mai. La barca dei nostri desideri ha vele gonfiate dal vento delle nostre speranze ed i remi mossi dalle braccia del nostro amore. Una canzone sento suonare e farfalle nel mio stomaco volare.

Mi volto ancor e scorgo più dietro una scala verticale. Son sicuro che porta ad un piano più rialzato dove la vista sarà ancora più impressionante. Mi rigiro verso di te e mi fai un accenno assenziente. Stacchi le mani dal parapetto e ti avvii ridendo, con tutta fretta, verso la scala – ti seguo. Mi accodo a te inerpicandomi su per i gradini, insieme arriviamo a ciò che sembra un tetto, la sommità di questa abitazione. Senza nessun parapetto che ci ostacola ulteriormente la vista ci sembra di esser liberi come quegli uccelli li in fondo, volando leggiadri nell’aria che li circonda. Non li invidiamo per nulla. Tenendoci la mano alziamo gli occhi al cielo e con le dita puntiamo quel sole immenso che si inarca verso l’orizzonte. Sembra che voglia farci un regalo illuminando i nostri volti giovani ed innamorati.

Nulla può cambiare questo momento, nulla può dividerci e niente al mondo ci farebbe sentire più vicini di quanto non siamo già. Sento ancora la musica ed il profumo della tua pelle nell’aria. Mi giro nuovamente verso di te e te, te, te mi sorridi come se io fossi l’unica cosa che ti importi. Come se oltre me ci fosse il nulla. Ci penso un attimo e, all’improvviso, tutto scompare. Non sento più la musica, non sento più il profumo. Attorno a me buio, sento le lenzuola calde avvolgermi e te che non sei qui’, accanto a me. Ma una cosa la sento, ed è ancora viva, come se non fosse stato un sogno. E’ la sensazione di tranquillità ed amore che ho quando sono con te, quando sento che null’altro al mondo è più importante. E questa sensazione è vera più dell’aria che respiro, più di ciò che i miei occhi guardano.

Mi accompagna, mi accudisce, mi ispira… sogno o son desto?

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Vous êtes ici

On-Air : Chopin – Nocturne Op.9 No.2 ( PLAY )
Aldilà della senna c’è lei, oscurata dal lampione ingrigito dagli anni trascorsi; con il suo vestito blu e la scollatura vertiginosa. Mi guarda come se non avesse mai visto un uomo prima. I suoi occhi sbarrati oltre le sponde di quel fiume sono pieni di fervore e vitalità. Posa una mano sul lucernario ed allunga l’altra come se volesse toccarmi, chiamarmi. Continuo a camminare, scanso le poche persone frettolose di rincasare continuando a guardarla. Mi fermo, poggio le mani sul muretto, aguzzo la vista e scorgo ancor più incuriosito i suoi lineamenti. Le posate curve della sua siluette che si mostrano sotto la luce soffusa fa scaturire in me qualcosa di sano, qualcosa di puro, qualcosa che nessun’altra aveva mai fatto scaturire con un solo sguardo.

Non so cosa la attrae di me. Io, povero scrittore di strada, un sognatore, uno che non si taglia la barba e rappezza i pochi stracci che indossa. Se non fosse per questa città non mi definirei un bohémienne, ma straccione; uno che vive giorno per giorno regalando pezzi di storie e fantasia ai passanti, ai bambini che si avvicinano e vogliono sentire la vicenda del guerriero impavido che difende la città da nemici.

Sono ancora lì a guardarla e lei ancora, imperterrita, mi fissa, mi osserva, mi squadra, mi studia come un generale studia una strategia per schierare lo squadrone d’attacco. Tolgo le mani dal parapetto e mi avvio al ponticciolo Vargon. Si chiama così in onore di Ludovic Vargon, un cantastorie del 1800. Sarà un caso, o forse no. È il destino che vuole me, vuole che io, questa sera, imbocchi questa stretta e lunga strada che conduce aldilà dei miei pensieri, dove nulla è ciò che è e quel che sembra potrebbe non esser vero.

Cammino sul ponte cercando di pensare a ciò che le passa per la testa. Cercando un modo per avvicinarmi senza far la figura del povero sprovveduto. Mi costringo ad essere nessun altro che me stesso. Se qualcuno a questo mondo lo vorrà, e quel qualcuno son proprio io medesimo, allora perché pensar di esser altri nel momento in cui te stesso è solo ciò che serve? Perché questo pensiero insano, umano, insito nel retaggio che il tempo e le generazioni passate ci hanno imposto, talvolta involontariamente, tanto che la falsità del nostro Io è la prima cosa che il prossimo incontra, e solo dopo indicibili volte ci presentiamo agli altri come noi stessi?

Ma basta pensare. Svolto l’angolo del ponte e mi avvicino sempre più a lei. Le luci, che sul ponte erano piene di calore e brillanti come il sole, iniziano ad incupirsi ed allontanarsi. Oramai son li, a pochi passi. Mi continua a fissare e con le labbra, quelle labbra teneri come il muschio dopo pioggia autunnale, formano un sorriso, senza aprir bocca. Sbatte gli occhi e gira lo sguardo, le sciocche arrossate e le mani bianche come il candido colore dell’innocenza. Mi avvicino ancora, un passo avanti e mi appoggio con il viso al suo collo. Respiro dalla sua pelle ed odoro qualcosa che mai prima avevo provato. In tutti quegli anni le mie narici non si erano mai inebriate di un sapor tanfo soave. Non si può ancor descrivere ma perché parola coniata ancor non è stata, ma ero sicuro di riconoscerlo fra mille e più di altri sapori. Senza vedere e senza toccare sarei riuscito a ritrovar quel fiore che tanto mi aveva colpito. In trenta e più di anni della mia giovane vita, in cui sapor e sapori di mille colori odorato avevo con furtiva acutezza, mai incrociato ciò non avevo di tanto inebriante spiro.

Un sogno, una fantasia, forse qualcosa uscito dalle mie favole, cosa sei riuscii a chiedere, chi sei riuscii a dirle e nulla più. Si voltò verso di me e con la mano mi sfiorò la guancia, mi sorrise ancora una volta e con gli occhi mesti e sereni non disse nulla, ma fece capire cosa e qual pensiero navigava nell’oceano della sua mente. Quale ciclone è tempesta erano in atto nei sui pensieri.

All’improvviso ‘BUM’, mi giro, un portone che si chiude, una serranda sprangata verso l’interno della casa alle mie spalle. Mi rigiro verso di lei nuovamente ma nulla, a parte il suo sapore, restò sotto quella luce. Mi coccolai ancora un pò tra il suo respiro e per un pò sembrò che tutto aveva un senso, tutto era stato tutto per aver quel solo attimo di pace.

Ci son persone che vivono tutta una vita senza mai incontrare nessuno che possa farli sentire come io mi son sentito in quel poco tempo fuggito. Il suo odore dimenticato non sarà, mai più. Ed il suo sorriso, la sua bocca sono cuscino che allieta i miei sonni ancor oggi e mi fa sentir vivo anche se il cielo è il tetto della mia casa e quel che trovo gli indumenti del mio corpo.

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Voglio il Mare

On-Air : Adele – Lovesong ( PLAY )

Voglio il mare con le sue onde

voglio il mare per viverci

voglio il mare per guardarlo ogni notte

voglio il mare per essere forte come lui

voglio il mare per ammirare la Luna

voglio il mare per dedicargli una canzone

voglio il mare per guardare attraverso il suo blu

voglio il mare per sentirmi parte di lui

voglio il mare per non sentirmi solo al mondo

voglio il mare perché se non esistesse io non sarei nulla

voglio il mare per viverlo accanto a Te.

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Passion

On-Air : Ludovico Einaudi – The Earth Prelude ( PLAY )

Perso nei rumori di questa città non sento null’altro che il vuoto dei miei pensieri.

Potrebbe essere solo la mia immaginazione che viaggia al di fuori di quest’anima, oltre le montagne più alte, la nebbia più avversa ed il freddo più ostile.

Oltrepasso mari, terre e laghi per cercare un po’ di quiete. Per stendermi al sole con le braccia spalancate respirando il profumo dei tuoi battiti.

più dell’aria

la quiete dei tuoi pensieri mi fa star sereno

più del sole

il tuo sorriso ed i tuoi occhi mi danno gioia

perché quando scegli una persona

e senti che il profumo dei suoi pensieri è lo stesso dei tuoi

allora è per sempre…

L’oblio cagionato dal bui dinanzi i miei occhi svanisce al batter di ciglio dei tuoi , i quali son tempestati di luce.

All’intercalare armonico e costante dei tuoi battiti si affiancano i miei richiamati da un sussulto.

In un attimo il mondo scompare, il buio non esiste, la nebbia è rarefatta; e restiamo solo noi. Noi… pieni di Passione eterna.

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