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L’ultima neve di primavera

Song: Liga – Viva ( link )

Ciak, si gira.

Era una notte di primavera. Mi fermai sull’uscio della porta. Controllai l’ora, le 10:30, di sera ovviamente. Alzai gli occhi fin sopra la porte a mezz’aria e scrutai repentinamente l’interno. Non la vidi. Entrai nel locale. Le narici invase dal puzzo di frittura e dal tanfo del fumo. Tavoli sparsi un pò dappertutto dove persone si apprestavano a giocare a poker. Un pianoforte in fondo alla stanza sulla destra dove un musicista suonava canzoni dal motivo allegro, da sala. Il bancone pieno di bicchieri d’alcool ed una cappa di fumo staccando gli occhi all’insù. Stavo in cerca di una donna. Non una qualsiasi. L’avevo conosciuta poco tempo addietro.

La sera in cui la conobbi passò davanti casa con affare solerte, sicura di se. Girò un attimo lo sguardo verso di me, mi scrutò e subito tornò sui suoi passi. Superba. Il giorno seguente passò nuovamente di la. La fermai, quasi non mi dava attenzioni. Poi qualcosa che dissi la fece girare, si avvicinò, accostò la sua bocca alla mia guancia e bisbigliò

<<Dimenticami, fai finta di non avermi mai vista, non esisto per nessuno>>.

Probabilmente già aveva capito che non ero pasta per lei. Andò via. Ma io non son così di facili convinzioni. Per qualche giorno non la vidi, poi rieccola, nuovamente. La fermai di nuovo <<ehi, ehi, ehiii!>> dissi. Dapprima fece finta di non sentirmi, poi si fermò, mi guardò e mi sorrise domandandomi <<CowBoy, non molli mai, vero?>>

<<Certo che no>> risposi con un il sorriso mozzato a metà.

<<Allora vuoi veramente farti del male>> ribadì.

<<Non ho di certo paura di ciò che mi aspetta>>.

Da lì continuammo a vederci per giorni. Poi i giorni divennero settimane. Le settimane mesi, ed infine anni. Due per la precisione. Due anni di passioni, città, vite, gioie, magie, delusioni e vittorie. Ad un certo punto il mio volerla divenne spirito di abnegazione. Esisteva esclusivamente lei. Tutto il mio essere era stato diviso in due. La mia mente faticava a prendere le distanze da quell’organo squallido situato a metà tra busto e vita. E alla fine cessò di pensare.

Non era suo solito regalare oggetti.

<<Gli oggetti si dimenticano o si perdono. Le sensazioni restano indelebili dentro te>> era il suo pensiero.

Era un ciondolo argentato rotondo con una sorta di rosa dei venti scalfita al suo interno.

<<Ti mostrerà la strada quando ne avrai bisogno>> mi disse.

Lo presi e lo guardai. <<Farò tesoro delle tue parole>> le dissi ringranziandola. Trascorremmo quella serata al fiume. Con l’ululato dei lupi in sottofondo e il rumore della corrente del fiume che scendeva fino ad arrivare al mare circa cinquanta chilometri più giù. Le chiesi del futuro, di ciò che poteva offrirci e lei mi rispose di slancio restando a guardare la luna <<CowBoy, la mia strada è lunga e tortuosa, non è adatta a te, se mi poni questa domanda è tempo di dirci addio>>. Arrivò il momento. Da lì a poco andammo via.

Non tornò più. La cercai inarrestabilmente ma sparì. cercai di seguire le sue traccie.

I ciliegi erano in fiori e l’ultima neve autunnale si stava sciogliendo quando arrivò una voce su di lei.

<<Cabarcas, è lì che puoi trovarla>>.

Ed era proprio li che mi trovavo. In quel locale grezzo e mal ridotto. Mai avrei pensato di trovarla la dentro tra tipi sudici e sfiancati. Quando entrai tutto il locale si fermò, compreso il musicista. Per un attimo tutta l’attenzione fù rivolta verso me, poi, subito ripresero le loro faccende. Mi avvicinai al bancone ed ordinai da bere, aspettai un pò.

Il musicista si fermò, fece entrare il contrabbasso ed insieme iniziarono a suonare nuovamente. Why don’t you do right (link) era la canzone. Non la conoscevo, era molto orecchiabile. Una voce femminile iniziò a cantare. Il casino nella sala smise e poco dopo dalle scale di legno iniziò a scendere con passo sinuoso una ragazza. Indossava un vestito bianco lungo pieno di strasse con un lungo spacco sul fianco ed un balconcino che faceva invidia alla vista del Grand Canyon. I capelli tirati all’insù. Scese molto lentamente. Non c’era sguardo in sala non rivolto a lei.

Come faceva a star qui? Cosa l’aveva portata in questo posto? Perchè scappò via? Erano queste le domande che mi ponevo ed al quale non avevo avuto risposta.

Ad un certo punto mi vide seduto al bancone, mi fissò. Intanto continuava a cantare. Ero nuovamente ammaliato dal suo sguardo. Il mio cuore pieno di rabbia pullulava nuovamente d’amore. Si avvicinò sibilando le parole della canzone al mio orecchio. Poi si girò e finì di cantar in mezzo alla sala, sul palchetto. Una luce scendeva dal basso con un effetto particolare per via del fumo. Alzò le braccia per il gran finale.

Quando finì la sala riprese la consueta attività. Negli ultimi cinque minuti il locale divenne una gran galà. Sfilò la sigaretta dalla mano di un tizio, ed intanto veniva verso di me.

Si accostò al bancone, << John… un Martini con olive>> disse al barman. Accese la sigaretta ed esordì dicendo <<Che ci fai te qui? Non voglio vederti>>

<<Son qui per te>> le dissi.

<<Potevi anche restar a casa>>

<<Sei il diavolo fatto donna>> mi venne spontaneo dirle.

<<Si, sono un diavolo, e i belli angeli come te non possono star con me>>.

Istintivamente allungai le mani sul mio collo e tirai fuori il ciondolo che mi diede. Lo strappai con forza, le aprii la mano e glielo diedi.

<<Mi ha mostrato la strada fino a te>> le dissi e girandomi mi incamminai verso l’uscita.

Mi resi conto che neanche un gesto così poteva far sciogliere il cuore di ghiaccio di una donna.

Appare tutto come un film, ma non lo è…

RudiExperience

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