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Moonlight

E passai per il parco giochi, quello dietro casa sua. C’era una vecchia altalena scricchiolante nella brezza di quella notte al chiaro di luna. Gli scivoli arrugginiti dal tempo e dalle intemperie. Le lanterne con le luci gialle affievolite dallo sporco. Non c’era nessuno in giro tranne qualche ciclista che, con la dinamo, illuminava la strada avanti a si attraverso il parco. Mi acquattai dietro un cespuglio sotto casa sua. Abitava al primo piano. Iris era il suo nome. Lunghi capelli dorati ed occhi azzurri come l’acqua del lago accanto la cittadina. Uno sguardo che lasciava esterrefatti. Era impossibile resistergli. Aveva certi occhi da gatta, un corpo procace ed una chioma d’oro arruffata il cui sentore di donna faceva uscir di senno il più fedele degli uomini. L’attrazione inevitabile che esercitava sugli uomini era così ardente che non trascorreva giornata la quale non veniva corteggiata. Gettai un sassolino su per la finestra per farla scorgere, ma nulla. Dopo un pò un secondo, e poi un terzo. Quando la speranza di vederla mi stava pian piano abbandonando ad ogni lancio non corrisposto vidi aprire la finestra. Era lei. Una shirt bianca scollata con i capelli che le scendevano giù fin sopra l’ombelico. Mi alzai per farmi vedere e lei sorrise. Senza dirmi nulla calò la corda per farmi salire. Mi girai giusto un attimo per vedere se c’era qualche occhio indiscreto che sbirciava ed iniziai a scalare. Lei, intanto, rientrò. Salii senza far rumore, Iris non abitava sola. Nella stanza accanto la sua c’era suo fratello, ed in quella successiva i suoi genitori. Entrai in stanza, ritirai la corda e chiusa la finestra. C’era buio pesto e l’unica luce che mi faceva strada verso di lei erano i riflessi della luna. Non conoscevo la stanza e camminavo quasi gattoni per non calpestare qualunque cosa poteva provocare rumori. Senti nel buio un “pss pss”. Era Iris che mi stava chiamando. Mi rivolsi verso il suono e dissi – Eccomi. Si rivolse di nuovo a me e con tono pacato mi disse di star attento al comodino ed alle mele di Jobs nel cestino. Misi le mani avanti per sorvolare il pericolo, mi sembrava di star giocando a mosca cieca; solo che il mio premio non era una barretta di cioccolato, era qualcosa in più, molto di più, che da tanto desideravo. Arrivai all’estremità del letto. Mi accorsi che era la parte in fondo perché, toccando le lenzuola, scorsi i suoi piedi. Alzai il lenzuolo e sentii una sua risata, il tabù a cui stavamo andando incontro le piaceva. Mi intrufolai attraverso le lenzuola come un ragno che rientrava nella sua tana. Iniziai toccandole le lisce gambe levigate come il marmo. Il dito indice si districava zigzagando sulla pelle come un avventuriero alla sua prima scoperta. Non aveva il pantaloncino, solo quella maglietta bianca ed una culottes per coprire le sue nudità. Mi parlò nuovamente dicendomi: “Ti ho salvato la vita l’altro giorno, sarà meglio che mi ricompensi” – E’ il minimo che posso fare – le dissi io. Da sotto le lenzuola le feci allungare le braccia vero l’alto sfilandole la maglietta. Il corpo si intravedeva a malapena con la pochissima luce che si spandeva nella stanza ma le sue curve perfette risuonavano fin dentro le pareti della stanza e le ossa del mio corpo. Finalmente arrivai all’altezza del volto. Riuscivo ad intravedere solo la parte sinistra, quelle che dava sulla finestra. Un sorriso bellissimo ed un occhio aperto sbarrato, come il diaframma di una reflex, verso di me. Uno sguardo che voleva dirmi: “Prendimi, sono tua, solo per questa notte, ma sono tua”. Mi sentii così impacciato dinanzi a tanta bontà che sembrava di star alla mia prima volta, quando ogni bacio, ogni carezza, ogni gesto era una scoperta, una nuova emozione, un nuovo sodalizio per i miei cinque sensi. Ero quasi paventato da così tanta bellezza. Si avvicinò baciandomi sulle labbra molto delicatamente, quasi solamente appoggiandosi. E poi mi abbracciò come se fossi il suo unico amore. Ed io, con estremo piacere, ricambiai. E da li iniziammo un’avventura durata una notte, fin quando la luna tramontò e fu l’alba di un nuovo giorno. La notte con Iris fu indimenticabile. Non sapevo se il giorno successivo avrei riscoperto nuovamente il piacere della sua compagnia oppure sarebbe rimasto solamente un singolo momento della mia vita. Non mi era concesso saperlo. Ma sarà l’emozione, l’attesa, la scoperta o l’attrazione che mi fotte ogni volta che la vedo. Ogni volta che i miei occhi si posano su di lei. Ogni volta che ripenso alla luce della luna riflettere sul suo volto, il  profumo alla vaniglia o le sue labbra carnose. E son sicuro che Iris non si dimenticherà di me. Non sarò solamente un numero. Avrò un nome, ed un cognome, ed un posto, e privilegi che non son da tutti. Iris è Iris e tutti la amiamo per questo.

RudiExperience

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  1. ANIMA LIBERA
    6 luglio 2011 alle 01:27

    complimenti….veramente molto bello….notte!

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