The big apple

14 febbraio 2012 1 commento

Song: The Cinematic Orchestra – Wasser ( Play )

14/02/2012.

Restavano ben pochi giorni alla partenza ed Hugo contava le ore trascorrere una dopo l’altra.

Ma oggi è San Valentino e per il nostro piccolo fotografo non è un giorno come un altro. Deve prepararsi ad una serata speciale. Sofie lo sta aspettando ed aprire l’armadio con la consapevolezza di sapere che è mezzo vuoto senza aver nulla di speciale per l’occasione è una cosa al quanto straziante.

Il piccolo Hugo si presenta dalla madre con la richiesta ben specifica di un bel vestito da indossare per una cena. La madre impiega tutto il pomeriggio per creare qualcosa di speciale e taglio dopo taglio, cucitura dopo cucitura, dopo tanto amore ed impegno spunta fuori un abito nero con doppio colletto, una toppa color arancione sulla spalla ed i calzoni che arrivano, con un risvolto, fin sopra le scarpe lucidate di nero. La madre gli da il vestito e porgendogli un girasole in mano gli dice: “Questo è per lei, non mancherà di figura”.

Hugo è tanto contento.

Guarda l’orologio rendendosi conto dell’ora tarda. Si prepara alla svelta ed esce di casa in maniera sbrigativa con il girasole in mano ed un sorriso grande quanto il tramonto all’orizzonte. Sta correndo da lei, fin sotto casa. Quando arriva a due passi da lei si ferma ed alza gli occhi. Lei è là, alla finestra del primo piano.

Indossa un abito di stoffa nera tappezzato di cuori rosa dappertutto. Bella come il sole. Lo stupore di Hugo faceva trasparire una bellezza che non aveva mai visto prima. Restarono a guardarsi un po’.

Hugo pensò:

“Cos’è l’Amore se non mille parole dette in silenzio attraverso gli occhi di chi ti sta guardando”.

Buona serata piccolo Hugo e buon San Valentino.

RudiExperience

Donna

6 febbraio 2012 1 commento

Song: Lucio Dalla – Caruso ( Play )

La donne è una canzone d’amore nel cuore della notte.

La donna è la luce della luna che si riflette sull’acqua del golfo di Napoli.

La donna è una margherita che sboccia in primavera,

la prima rondine che ci avverte dell’arrivo della nuova stagione,

la nuvola che gira, gira, e rigira ancora intorno al mondo.

La donna è il sangue che ribolle nelle viene,

è la passione, la vita, e a volte anche la morte.

La donna è il sole che fissa tutto il resto girargli attorno.

La donne è la felicità e l’ossessione allo stesso tempo.

La donna è la culla della vita, un poema di libertà.

La donna è il verde, l’azzurro, l’arancione ed il rosso.

La donna è follia.

La donna è la voce di Pavarotti,

la chitarra di Santana, il basso di Pastorius,

è il suono del pianoforte sulle note di Yiruma.

La donna è Amore, è Amicizia, è Cuore.

La donna è la fusione tra romanticismo e goduria.

La donna è un orgasmo di vita.

La donna è tutto ciò di bello che l’universo può esprimere.

Se esistesse qualcosa più bella di una donna, quella cosa sarebbe sicuramente un’altra donna.

Rudiexperience

Sogni nel cassetto

28 gennaio 2012 5 commenti

Song: Cinematic Orchestra – Arrival Of The Birds ( Play )

Hugo è solo nella sua stanza. Sposta la tenda da vicino la finestra e guarda il giardino dinanzi casa. Ci son gli altri ragazzini a giocare. Ma lui no. In questo momento lui ha cose ben più belle a cui pensare. Hugo ha un sogno nel cassetto e questo pomeriggio ha deciso di restar li per raccontarvelo. La sua stanzetta è una mansarda arrangiata. Non ha il soffitto piatto, è di legno e scende come i tetti delle case del nord. E’ tutta in legno, di colore bianco e ci son un sacco di fili che la attraversano da un punto all’altro. Su questi fili ci son appese le sue foto, i suoi scatti più belli. Ogni tanto la mamma non trova qualche molletta che Hugo prontamente ruba per aggiungere un nuovo pezzo alla sua collezione. Ci son raccontati vent’anni della sua vita in quei scatti; il fine settimana a Roma con i nonni. Il giro a Napoli con Mamma e papà. Lo spettacolo a teatro di sua sorella Claudia. Il sorriso dei suoi migliori amici, e quant’altro.

Ad Hugo piace la musica, e picciono le immagini. Ama i ricordi. Se dipendesse da lui immortalerebbe una vita intera in un foglio 10×15.

Lunedì scorso è stato il suo compleanno e, come tutti gli anni, Hugo preparò una festa ricevendo parecchi regali. Uno di questi era una busta bianca senza nome scritto su e con dentro due biglietti. Venezia. le magie di venezia, il suo carnevale, l’aspetto unico al mondo, le barche al posto delle macchine e i piccioni che la vivono in simbiosi con la gente.

Venezia era la città che Hugo voleva vivere da sempre e quella fu l’occasione giusta, l’occasione della sua vita. L’occasione di trascorrere tre lunghi giorni come li immaginava da tempo, come aveva fatto già tantissime volte nei suoi sogni. Zaino in spalla e l’ambizione di chi vede traguardi lontani avvicinarsi e tramonti sempre più lenti a scomparire.

Hugo già sa che quei giorni saranno magici e non vede l’ora. Ancora un pò ed il sogno diventerà realtà.

Dei biglietti arrivati per magia, e si sa, la magia alcune volte esiste.

RudiExperience

Darkness of my Heart

9 gennaio 2012 1 commento

Song: Eddie Higgins – Yellow Days ( PLAY )

18 Aprile 1954

Nelle strade dei sobborghi di New York non c’è altro che feccia. Qualche lampione acceso, delle puttane sotto ai porticati, bar aperti pieni zeppi di ubriaconi e nulla più. Questa città sta diventando sempre più uno schifo. Giro la macchina e faccio ritorno verso casa.

Una giornata di merda, come tante altre. Ma oggi un pò di più. C’era il funerale di Harbert, il mio migliore amico e collega ammazzato da quei mafiosi del cazzo l’altra sera in un agguato all’angolo tra Main Street e l’Ottava. Gli faremo vomitare pallottole a quegli schifosi, penso. Ma l’attenzione di oggi non era esclusivamente per il povero Harbert. Mi aspettavo di trovare tutti al funerale, ma non lei. Non li, non dopo tanti anni.

Un battito asincrono ha rispolverato i colori di questo cuore in banco e nero.

Rientro in casa. Salgo le scale che mi portano al primo piano. Ogni scalino sembra alto decine di metri. Arrivo sù quasi col fiatone. Di ritorno dopo una giornata esilarante, stancante e orribile. Fuori piove ancora. Non accendo la luce perchè basta quella sfocata dell’insegna luminosa lampeggiante al di fuori della finestra. Entra in casa attraverso le veneziane in legno creando un effetto curioso sul pavimento, tipo strisce rettangolari. Getto sul divano il soprabito rimpinzato d’acqua e vado verso il giradischi. Sfoglio, Eddie Higgins, uno dei miei preferiti. Metto sù il disco e mi avvicino al frigorifero. Lo apro, vuoto. Faccio una faccia schifata pensando che è veramente tanto che una donna non mette piede in questa casa. Prendo il pacchetto di Lucky e me ne accendo una. Faccio una tirata lunga come fosse la prima boccata d’aria dopo anni. Oramai i miei polmoni vivono più di fumo che di ossigeno. Caccio fuori il fumo e parte un colpo di tosse. Alzo il pacchetto e lo guardo dicendo:

Mi ammazzerete… ma senza di voi non posso vivere brutte stronze“.

Mi avvicino al banco dei liquori e prendo la bottiglia mezza piena di Jack Daniel’s.

Inizia la musica, solo pianoforte. E’ rilassante, mi fa pensare e non mi fa incazzare facendomi imprecare come un matto. La sigaretta tra le dita della mano destra e la bottiglia nella mano sinistra. Mi corico sul divano accanto la finestra e, tra una boccata della mia aria ed una bevuta mi incanto fissando l’ombra di quell’insegna mezza rotta sul pavimento del mio appartamento fatiscente.

Dopo la terza bevuta la testa inizia a volteggiare ed i ricordi riaffiorano come se fossero stati appena vissuti.

Io. Io e Harbert. Io, Harbert ed Angie. Inseparabili. Diciassette anni a testa ed un futuro pieno di sogni. Andavamo su e giù per la città come se fosse nostra. Avevamo tutto quello che un ragazzo del dopoguerra desiderava. Un tetto sotto cui dormire, tanti giochi e amici con cui condividerli.

Abitando su questa collinetta il nostro passatempo preferito era quello di scendere la strada con una specie di funambolica macchina in legno che il padre di Angie ci aiutò a costruire. E poi la sera ci piaceva suonare. Imitavamo, davanti a strumenti fittizi, i grandi della musica che sentivamo alla radio – Annette Hanshaw, Helen Morgan e Greta keller. Io al piano, Harbert al contrabbasso ed Angie con la sua angelica voce.

Era anche il periodo in cui io ed Angie stavamo insieme, non riuscivamo ad essere solo amici. E comunque quando c’era Halbert ci veniva naturale non farglielo pesare. Lui era felice di star con noi.

Ma i giochi durarono ben poco, qualche anno. Io e Harbert ci arruolammo, non c’era l’opportunità di studiare ed il lavoro era ancora meno. Angie restò con la famiglia. Ci giurammo di star insieme per sempre e non lasciarci mai.

Ma si sa, le promesse son fatte per essere infrante.

E quindi, nonostante io e Harbert facevamo il possibile per tornare a casa ogni quattro mesi non riuscii a far nulla per continuare serenamente il rapporto con Angie. Finì in una sera d’estate del ’26. La nostra amicizia, come il nostro amore, si dissolse in una notte. Non la vidi più. Io ed il mio fedele amico continuammo per la nostra strada. Nel 37′ riuscimmo a passare in polizia e a farci trasferire ad uno dei distretti di New York. Era come essere tornati ragazzini.

E dopo vent’anni eccomi qui. Di fronte al buio di questa stanza pensando ad Halbert freddato a due passi da qui e, soprattutto, a lei. Oggi era la. Non so come abbia fatto a saperlo ma era la. Non poteva esser un’altra persona, anche se non fumavo e bevevo da più di otto ore ero più che lucido. Pensavo che fosse scappata da tutto quello schifo. O Forse no. Forse non era riuscita ad avere una sua nuova vita. Questa cosa la consideravo impossibile, non c’era qualcosa che voleva e non riusciva ad avere. Ricordo i suoi lineamenti come se le avessi detto addio questa sera stessa. Non riuscivo a toglierle gli occhi da dosso. Sarà per questa sensazione che in tutti questi anni non ho voluto più nessuna accanto a me. In fondo, dentro di me, stavo ancora mantenendo la promessa.

Ed ora mi trovo qui, su questo divano a sentir musica con tanti rimpianti, tanti si, tanti ma.

Mi torna in mente oggi pomeriggio. Quando è finita la cerimonia mi è passata accanto. Ha alzato il grande cappello nero e mi ha rivolto lo sguardo. Mi Ha sorriso un momento e poi ha abbassato nuovamente il cappello sparendo alle mie spalle.

Non riesco a far altro che pensarla. Vorrei incontrarla di nuovo, ma son sicuro che non è una buona idea.

Ritorno sui miei passi convincendomi che è stato meglio così, fermarla sarebbe stato come tornare a quelle serate di Jazz e Soul davanti ai nostri strumenti di legno fatti a mano.

Povero Harbert, riposa in pace amico mio.

All’improvviso un suono diretto sento provenire dalla porta “Toc Toc Toc”. Tre Bussate.

E  non riesco a far altro movimento che sbarrare gli occhi e sentir nelle orecchie il rumore del mio cuore asincrono.

RudiExperience

Emozionando

6 gennaio 2012 3 commenti

Song: Beck – Everybody’s Gotta Learn Sometimes ( Play )

Il sogno che inseguo non lo si può raccontare.

Il sogno che inseguo è un’emozione. E’ come quando ammiri dai finestrini di un bus di Londra il sole tramontare sul Tamigi. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella sfera incantata che sembra spegnersi nell’acqua.  E solo quando il bus gira l’angolo la magia scompare tornando alla realtà. Ed abbassi lo sguardo chiudendo gli occhi per ritornare un attimo indietro nel tempo.

Il sogno che inseguo è come quando senti la colonna sonora della tua vita e tutto quello che ti circonda scompare. E resti solo, con le braccia spalancate al cielo e quel mezzo sorriso sul volto in attesa di qualcosa che sai ti sarà reso presto. Con il nulla intorno e solo l’occhio di bue puntato su di te. Nelle orecchie la canzone che ti fa rivivere momenti, sentire profumi e ascoltare parole non pronunciate.

Il sogno che inseguo è tra le mie mani e i risvolti del mio destino. E’ nelle scelte che condivido e nei sorrisi che creo. Negli abbracci che do. E’ in quel in cui credo.

Il sogno che inseguo è realizzabile in base alla volontà di volerlo veramente.

Il sogno che ho non è irrealizzabile, basta volerlo.

RudiExperience

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Il viaggio che scelgo

1 gennaio 2012 1 commento

Non so se basteranno i boxer rossi di Homer J. Simpson e il cotechino con le lenticchie per far si che il 2012 sia un anno migliore del precedente. Ci siam buttati alle spalle un anno di emozioni, delusioni, perdite, conoscenze, guadagni e sperperi. Un anno che non sarà di certo dimenticato. Un anno ricco di esperienze.

Già so che il 2012 sarà un anno povero… ma almeno speriamo bello!

Ma ora basta con i soliti sentimentalismi…

Avete fatto il cenone? Siete andati a scatenarvi in piazza o in discoteca? E bravi, ora vi spetta la solita dieta Post-Abbuffata! Una corsettina di qua, una nuotatina di la… e così pensate di aver tolto quei 15Kg assestati in questi dieci giorni. Illusi!

Forza – su su! Vi aspetta un bel lavoro.

E per quei pochi che son andati all’estero per passare il capodanno non preoccupatevi, Monti penserà anche a voi!!!

E dopo avervi fatto venir i sensi di colpa vi lascio ad un video divertente:

Buon 2012! Merda Merda Merda!

RudiExperience

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Imparare dal vento

11 dicembre 2011 6 commenti

Un amore sincero e perso è come la luce del mattino.

Song: Tiromancino – Per me è importante ( Play )

Entra in camera, ti sfiora la pelle, il volto e poi scompare all’improvviso. Rimpiangerlo non serve a nulla. Rinnegarlo è come dimenticarsi di un pezzo di se stessi.

Imparare ad amare dal vento è la miglior cosa. Spira dappertutto. Non lascia nessuno solo.

Lo aspetti, arriva, ti prende e poi va via senza voltarsi. Quand’è lontano non gli torni in mente. Lui va, e non torna per riviverti, non torna per dirti che ti ama ancora, che sei importante.

L’amore non è fatto per essere rivissuto dalle stesse anime, non è fatto per le parole “riproviamoci” o “non può finir qui”. L’amore ha una propria coscienza, ha una propria passione ed è fatto per essere vissuto, non ragionato o ponderato. O ami o non Ami. O hai un buco o quel buco è pieno di tutto quello che rappresenta l’altra persona.

E’ solo tu, tu, tu che sei la persona più importante del mio sentirmi vivo, la strada che non conosce fine ed il viaggio che ha come destinazione tutte le mete di questo mondo senza mai fermarsi, senza dimora fissa.

L’amore, quello di due corpi fuso in un’unica anima.

E così chiudo gli occhi. faccio volar il mio pensiero come il vento. Perchè penso a te, alla cosa che per me è importante, e non realizzo il fatto di averti solo tra i miei pensieri. Dovrò imparare dal vento.

RudiExperience

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Incubi e Risvegli …

6 dicembre 2011 3 commenti

Song: Stephane Wrembel – Bistro Fada ( Play )

Un altro incubo. Mi alzo da questo divano sonnecchiando e gracchiando come una vecchia cornacchia. Quest’altro incubo deve essere stato peggio di quello della notte scorsa. Son gli attacchi di questa maledetta febbre puttana che mi tiene rinchiuso in casa con la pioggia scrosciante all’esterno.

Le tapparelle chiuse e le luci spente fan da tema. C’è solo la televisione a farmi compagnia. Metto gli occhiali sugli occhi e cerco di leggere le medicine, Supracef. Apro la confezione e leggo che diavoleria è – un antibiotico. Mi chiedo se può far qualcosa assunta con l’aspirina di qualche ora fa. Faccio un segno di dissento e butto giù, mezzo bicchiere d’acqua ed anche questa è fatta.

Mi sento la schiena simile ad un pannello di truciolato, probabilmente si spezzerà tra qualche istante. Porto le mani al capo cercando di non far girare la stanza e con gli occhi cerco di trovare l’orologio sul comodino dinanzi il divano sperando di capire che ore si son fatte. Dalle tapparelle non traspare nessuna luce, probabilmente son passate le cinque.

Le 18:34.

Mi accascio come un ferro vecchio sul divano e con il telecomando in mano faccio zapping sperando di trovare qualcosa di più gradito della solita sbobba hollywoodiana pomeridiana. Un canale francese. Ma qui non arriva nessun canale di questo tipo penso tra me e me. Io odio il francese ma per un momento il mio sguardo resta affascinato da quella lingua, da quella musica e da quella chitarra che non smette di strimpellare. Ci deve essere stata qualche tipo di interferenza che ha fatto arrivare fin qui la trasmissione. Ballano, ballano tutti una specie di valzer, una musica che entra fino all’anima, fino ad ogni fibra del mio essere e per un attimo non mi fa pensar che son quattro giorni che non esco di casa. Non mi fa pensar che stasera ho un appuntamento ed ho la barba più lunga di Mosè e il puzzo di pesce marcio lasciato all’umido lungo una via lorcia, di Parigi magari.

Mi lascio andar ad un sorriso che proviene da dentro e mi lascio trasportare dalle note fin quando, chiudendo gli occhi, non mi lascio cullare in un sonno profondo quanto il mare.

Ed ora venite incubi, con la mia musica non diverrete altro che sogni. Sogni ammaliatori per i miei sensi, per il mio essere.

RudiExperience

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